
All’inizio dell’Ottocento nasce la sociologia come tentativo di costruire una società organizzata scientificamente, al servizio del benessere collettivo. È l’epoca del positivismo di Auguste Comte: la conoscenza deve poggiare su fatti osservabili (positum, cioè dato di fatto), non su speculazioni metafisiche o idealistiche.
Comte formula la Legge dei tre stadi: il pensiero umano attraversa tre fasi – teologica (falsa), metafisica (astratta) e infine scientifica (positiva). In quest’ultima si abbandona la pura speculazione su origine e destino dell’universo per concentrarsi sull’osservazione e la sperimentazione, andando dal particolare al generale. Nella sua visione, le scienze si dispongono dal più semplice al più complesso, dalla matematica alla sociologia, la più complessa ma anche quella capace di dare alla società nuove basi stabili.
Émile Durkheim: un nuovo metodo
Durkheim, interessato all’etica sociale, chiede un metodo rigoroso per studiare le collettività: niente utopie illuministiche, ma un approccio positivistico fondato sui fatti. Con Le regole del metodo sociologico segna il passaggio dalla filosofia sociale ottocentesca al realismo sociologico del Novecento.
Religione come fatto sociale
La religione, per Durkheim, è un’istituzione umana. Non si fonda su menzogna o errore: ogni rito, mito e simbolo ha un significato sottostante e risponde a un bisogno individuale o sociale. Tutte le religioni, semplici o complesse, sono “vere” perché assolvono funzioni vitali. Come tutti gli esseri viventi sono vita, così tutte le religioni sono religioni.
Studiare le religioni primitive è il modo migliore per risalire agli elementi essenziali della religione:
- società piccole e relativamente uniformi;
- differenze e variazioni minime;
- riti e gesti stereotipati, non ancora deformati da riflessioni colte.
Come un medico osserva l’origine di un delirio per capirne la causa, così il sociologo deve guardare le religioni nel loro stato più semplice. Non per cercare il “primo istante” (che sarebbe antiscientifico), ma per individuare le cause permanenti che danno origine al fenomeno religioso.
Religione e nascita delle categorie del pensiero
Per Durkheim, religione e conoscenza sono legate. La religione ha contribuito a formare lo spirito umano e persino le categorie dell’intelletto – tempo, spazio, genere, numero, causa, sostanza, personalità – che non sono innate né individuali, ma prodotti collettivi.
- Tempo: non è solo biologico, ma nasce dal ritmo della vita sociale: giorni, settimane, mesi legati a feste e riti.
- Spazio: in alcune società lo schema spaziale riproduce quello sociale (l’accampamento a cerchio diviso in settori per clan). La struttura sociale diventa modello per orientarsi nello spazio.
- Identità e logica: oggi pensiamo per identità e coerenza, ma nel mito e nella storia compaiono esseri contraddittori, uno e molti, parte e tutto equivalenti. La logica che usiamo non è eterna, ma frutto di evoluzione sociale.
Le categorie del pensiero sono quindi strumenti sociali, forgiati lungo i secoli, che depositano in sé il meglio dell’esperienza collettiva.
Critica ad aprioristi ed empiristi
Durkheim rifiuta le due grandi teorie:
- Aprioristi: le categorie sarebbero innate nello spirito umano. Ma come spiegare la varietà delle rappresentazioni individuali?
- Empiristi: sarebbero create dall’esperienza del singolo. Ma così si perde l’universalità e l’oggettività.
La soluzione religiosa (una “ragione divina” perfetta) non regge: è fuori dal controllo sperimentale e immutabile, mentre le categorie cambiano nel tempo.
Durkheim propone invece una genesi sociale delle categorie: sono rappresentazioni collettive, espressione della società, una realtà sui generis che aggiunge qualcosa in più rispetto all’individuo.
Società come fondamento
La società è un’entità unica, con caratteristiche proprie. Le sue rappresentazioni – religiose, morali, economiche – sono il risultato di un’immensa cooperazione che attraversa generazioni. Per questo hanno un potere più ampio delle percezioni individuali.
Le categorie del pensiero garantiscono un minimo di conformismo logico: servono perché gli uomini siano d’accordo su nozioni comuni di tempo, spazio, causa, numero. Sono un prodotto della società e al tempo stesso strumenti che la mantengono coesa.
Conclusione
Religione, categorie e società sono intrecciate: studiare la religione significa studiare la società. La sociologia diventa così la nuova scienza capace di spiegare non solo i meccanismi sociali, ma anche le basi stesse del pensiero umano.
